In breve: no, Google non penalizza un contenuto solo perché è stato scritto con l'AI. Quello che è cambiato a ottobre 2026 non è una penalizzazione né un nuovo segnale di posizionamento, ma la guida di Google sui contenuti di AI generativa: ora Google afferma che è «fondamentale» che una persona verifichi tutti i contenuti generati dall'AI prima della pubblicazione e precisa che il controllo non riguarda solo il testo, ma anche gli elementi <title>, le meta description, i dati strutturati e il testo alternativo delle immagini. Nello stesso periodo, l'aggiornamento antispam di settembre 2026 è iniziato il 24 settembre e si è concluso l'8 ottobre. Google non ha detto quale fosse il suo obiettivo. Il vero rischio, intanto, non è cambiato: produrre pagine in massa per manipolare il posizionamento senza dare valore agli utenti («abuso di contenuti su larga scala», in inglese scaled content abuse) è spam indipendentemente da come vengono create. In questa guida vediamo che cosa è cambiato, che cosa no, come diagnosticare un calo di traffico e quali regole pratiche seguire per produrre con l'AI contenuti conformi alle indicazioni di Google.
Questo articolo si rivolge ad aziende, team marketing e responsabili e-commerce che producono contenuti con il supporto dell'AI per i propri siti web. Ogni affermazione sulla posizione di Google si basa direttamente sulla documentazione di Google Search Central e sul Google Search Status Dashboard; tutte le citazioni provengono dalla documentazione di Google e sono tradotte da noi dall'inglese. Le informazioni presenti solo in fonti secondarie sono segnalate come tali. Articolo aggiornato al 21 ottobre 2026.
Che cosa è successo a ottobre 2026? Tre novità in una tabella
| Data | Novità | Che cosa significa in pratica |
|---|---|---|
| 24 settembre – 8 ottobre 2026 | Aggiornamento antispam di settembre 2026. Secondo Google si applica a livello globale e a tutte le lingue. Il rilascio è durato 13 giorni e 16 ore. | Sono interessati i siti in qualsiasi lingua, turco compreso. Google non ha reso noto l'obiettivo; se il suo sito è stato colpito, Google consiglia di rivedere le norme relative allo spam. |
| 1° ottobre 2026 | Aggiornata la guida sui contenuti di AI generativa. Google ha aggiunto alla guida informazioni tratte dalle linee guida per i Search Quality Rater. | Nessuna nuova penalizzazione. Ora però il controllo umano dei risultati dell'AI, metadati compresi, è definito esplicitamente «fondamentale». |
| 21 ottobre 2026 | Aggiornata la pagina «Controllare ciò che si condivide con la Ricerca Google». Ora elenca sette opzioni, tra cui il «Search generative AI control» in Search Console. | Non è una nuova funzione: Google ha documentato opzioni che esistevano già. Può gestire a livello di sito se i suoi contenuti compaiono in AI Overviews (Panoramiche AI) e AI Mode (Modalità AI). |
Attenzione alla cronologia: Google non ha collegato l'aggiornamento della guida del 1° ottobre all'aggiornamento antispam. Poiché i due eventi sono arrivati nelle stesse settimane, sui social media si è diffusa l'idea che «Google ha iniziato a penalizzare i contenuti AI». Le pagine di Google non dicono nulla del genere.
L'aggiornamento del 1° ottobre: che cosa dice esattamente Google?
Nel registro delle modifiche alla documentazione di Google Search Central, la voce del 1° ottobre 2026 si intitola «Indicazioni aggiornate sull'uso dei contenuti di AI generativa». La modifica è descritta così: «Abbiamo aggiornato la guida all'uso dei contenuti di AI generativa con informazioni tratte dalle linee guida per i Search Quality Rater». La motivazione dichiarata è di una semplicità disarmante: «Per allineare la nostra documentazione alle presentazioni che usiamo ai nostri eventi per sviluppatori».
La sezione della guida «Puntare su accuratezza, qualità e pertinenza» ora riporta questi punti:
- I modelli generativi non recuperano fatti, ma prevedono una probabile sequenza di parole in base ai dati di addestramento.
- Di conseguenza, i risultati dell'AI generativa possono contenere inesattezze (note anche come allucinazioni).
- È fondamentale verificare e rivedere manualmente tutti i contenuti generati dall'AI, per controllarne accuratezza e affidabilità prima della pubblicazione.
- Il controllo vale anche per i metadati, come gli elementi
<title>, gli elementi meta description, i dati strutturati e i testi alternativi delle immagini, che possono comparire nei risultati di ricerca. - Se utilizza i dati strutturati, deve anche convalidare il markup per garantire l'idoneità alle funzionalità della Ricerca.
La parte più trascurata: i metadati
Su molti siti in Turchia l'AI viene usata soprattutto per il lavoro «invisibile»: scrivere in blocco le meta description di centinaia di prodotti, generare automaticamente il testo alternativo delle immagini, compilare i dati strutturati con un plugin. La nuova formulazione di Google punta proprio su quest'area, perché questi campi possono comparire direttamente davanti agli utenti nei risultati di ricerca. Una meta description che promette uno sconto assente dalla pagina del prodotto, o dati strutturati con un prezzo sbagliato, non sono più «un piccolo inconveniente dell'automazione»: sono qualcosa che Google chiede esplicitamente di controllare.
Che cosa non è cambiato? Usare l'AI non è di per sé una violazione
Nella documentazione di Google nulla tratta l'uso dell'AI come una violazione di per sé. Al contrario, la guida afferma: «L'AI generativa può essere particolarmente utile per fare ricerche su un argomento e per dare struttura a contenuti originali». La linea che non si è spostata è questa:
Secondo le norme di Google relative allo spam, «l'abuso di contenuti su larga scala si verifica quando vengono generate molte pagine con lo scopo principale di manipolare il posizionamento nei risultati di ricerca e non di aiutare gli utenti». La norma lo descrive come «creare grandi quantità di contenuti non originali che offrono agli utenti un valore scarso o nullo, indipendentemente da come vengono creati».
In altre parole, il criterio non è lo strumento, ma lo scopo e il valore. Una guida scritta con l'AI, verificata e davvero utile non è un problema. Lo sono invece 500 pagine modello copiate e incollate a mano. Le indicazioni di Google sui contenuti utili dicono la stessa cosa: «Se si usa l'automazione, inclusa la generazione tramite AI, per produrre contenuti con lo scopo principale di manipolare il posizionamento nei risultati di ricerca, si tratta di una violazione delle nostre norme relative allo spam». Google afferma inoltre che «usare l'AI generativa per produrre grandi quantità di testo senza supervisione o cura manuale rappresenta uno sforzo minimo o nullo».
Un nuovo fronte: anche manipolare le risposte AI di Google è spam
Una modifica meno nota: il 15 maggio 2026 Google ha chiarito che le sue norme relative allo spam si applicano anche alle risposte dell'AI generativa nella Ricerca Google. L'introduzione delle norme ora include anche «il tentativo di manipolare le risposte dell'AI generativa nella Ricerca Google». È un punto importante per chi si occupa di GEO (Generative Engine Optimization): le tattiche che cercano di creare segnali artificiali per comparire in AI Overviews rientrano ormai nella stessa categoria del classico spam SEO. Se vuole capire che cos'è davvero la GEO, legga il nostro articolo su che cos'è la GEO.
Miti e realtà
| Mito | Realtà |
|---|---|
| «Google penalizza automaticamente i contenuti scritti con l'AI» | Nella documentazione di Google non esiste una regola del genere. Il criterio non è come è stato prodotto il contenuto, ma se dà valore agli utenti e se è stato creato per manipolare il posizionamento. |
| «L'aggiornamento del 1° ottobre ha introdotto un nuovo fattore di posizionamento» | È un aggiornamento della documentazione. Google non ha annunciato nuove penalizzazioni, segnali di posizionamento o azioni manuali. |
| «L'aggiornamento antispam di settembre ha preso di mira le content farm basate sull'AI (o i backlink)» | Google non ha reso noto l'obiettivo. L'unica descrizione presente nel dashboard di stato è che «si applica a livello globale e a tutte le lingue». Gli elenchi di obiettivi in circolazione sono interpretazioni dei rispettivi autori, non dichiarazioni di Google. |
| «Devo etichettare ogni pagina in cui ho usato l'AI» | Per la Ricerca non esiste un'etichetta obbligatoria. Google afferma che le indicazioni sull'uso di AI o automazione sono utili per i contenuti di fronte ai quali qualcuno potrebbe chiedersi «Come è stato creato?» e suggerisce di aggiungerle dove sarebbe ragionevole aspettarsele. (Per l'e-commerce le regole di Merchant Center sono più severe: si veda più avanti.) |
| «L'E-E-A-T è un fattore di posizionamento» | Nelle parole di Google, «l'E-E-A-T in sé non è uno specifico fattore di posizionamento». Ma Google aggiunge anche: «Tra questi aspetti, la fiducia è il più importante». |
| «Il 21 ottobre Google ha lanciato un nuovo pulsante per escludersi dall'AI» | No. Secondo il registro delle modifiche di Google, la pagina è stata aggiornata per includere le opzioni già esistenti. |
Traffico in calo tra fine settembre e inizio ottobre? Una diagnosi in 6 passaggi
1. Confrontare le date
Secondo il Google Search Status Dashboard, l'aggiornamento antispam di settembre 2026 è iniziato il 24 settembre 2026 alle 16:15 UTC e si è concluso l'8 ottobre 2026 alle 8:37 UTC. Controlli nel rapporto Rendimento di Search Console se il calo coincide con questo intervallo. Se la discesa è iniziata prima di queste date, la causa è molto probabilmente un'altra.
2. Controllare il rapporto Azioni manuali
In Search Console apra la sezione «Sicurezza e azioni manuali». Se è presente un'azione manuale, il rapporto indica esattamente che cosa deve fare. Se non c'è, si trova di fronte a una modifica algoritmica o a una causa del tutto diversa.
3. Sono calati i posizionamenti o solo i clic?
Se la posizione media è rimasta stabile mentre i clic sono diminuiti, l'aggiornamento antispam potrebbe non essere il responsabile. Le modifiche alla pagina dei risultati (AI Overviews, nuove funzionalità della SERP) o la stagionalità possono produrre esattamente lo stesso quadro. Una perdita di posizioni, invece, indica che deve esaminare i contenuti e la conformità alle norme. Per misurare separatamente il traffico proveniente dalla ricerca AI, legga il nostro articolo sul monitoraggio del traffico AI in GA4 e nel CRM.
4. Fare l'inventario dei contenuti su larga scala
Ecco lo schema di rischio che vediamo più spesso in Turchia: pagine modello come «web design Sakarya», «web design Serdivan», «web design Hendek», clonate per tutte le 81 province e per centinaia di distretti cambiando soltanto il nome della città. A queste si aggiungono articoli di blog prodotti in massa con l'AI che si ripetono a vicenda e descrizioni di prodotto copiate direttamente dal produttore. Si chieda: «Pubblicherei ancora questa pagina se i motori di ricerca non esistessero?» Se la risposta è no, quella pagina va inserita nella lista dei rischi.
5. Migliorare, accorpare o rimuovere dalla Ricerca
Per ogni pagina della lista dei rischi ha tre possibilità: migliorarla aggiungendo informazioni reali ed esperienza diretta, accorpare le pagine simili in un'unica pagina solida oppure rimuoverla dalla Ricerca. Le norme di Google sullo spam sono chiare su questo punto: «Se ospita contenuti di questo tipo sul suo sito, li escluda dalla Ricerca» (ad esempio con noindex). Se il suo obiettivo è la visibilità locale, legga la nostra guida alla Local SEO per costruire una vera strategia di Local SEO al posto delle pagine città generate da modello.
6. Avere pazienza
Secondo la pagina di Google sugli aggiornamenti antispam, allineare il sito alle norme può aiutarlo a recuperare man mano che i sistemi automatici lo rilevano nel tempo, e Google precisa che possono volerci mesi. Non esiste un rapido «tasto annulla». Per questo conviene fare le correzioni una volta sola e farle in modo che durino.
Creare con l'AI contenuti conformi alle regole di Google: checklist in 8 punti
Le indicazioni di Google sui contenuti utili suggeriscono di valutare i propri contenuti con tre domande: chi, come e perché? Combinandole con l'aggiornamento del 1° ottobre si ottiene questa checklist pratica:
- Chi: fornisca informazioni accurate sull'autore dove i lettori se le aspettano. Le parole di Google: «Consigliamo vivamente di aggiungere informazioni accurate sugli autori, come le firme, ai contenuti in cui i lettori potrebbero aspettarsele». Creare falsi profili di autori, «ad esempio usando ritratti generati dall'AI, nomi inventati o credenziali false», è ciò che Google definisce esplicitamente «una forma di inganno».
- Come: dichiari l'uso dell'AI o dell'automazione dove i lettori se lo aspetterebbero ragionevolmente. Come dice Google, «le indicazioni sull'uso di AI o automazione sono utili per i contenuti di fronte ai quali qualcuno potrebbe chiedersi “Come è stato creato?”».
- Perché: crei contenuti pensati prima di tutto per aiutare le persone. I contenuti «riempitivi» realizzati per il posizionamento sono il modo più rapido per mettere a rischio il sito.
- Verifica dei fatti: faccia controllare a una persona ogni affermazione, dato e data. Le allucinazioni compaiono più spesso in numeri, date e citazioni.
- Metadati: sottoponga titoli, meta description, dati strutturati e testo alternativo allo stesso controllo. Testi i dati strutturati con uno strumento di convalida prima di pubblicare.
- Citare le fonti: colleghi le affermazioni tecniche e numeriche a una fonte primaria. È la regola che ci imponiamo su questo blog: ogni affermazione tecnica poggia su una fonte primaria e le fonti sono elencate alla fine dell'articolo.
- Profondità invece di quantità: 20 pagine davvero complete invece di 500 quasi identiche. Secondo Google la fiducia è l'elemento più importante dell'E-E-A-T, e la fiducia si guadagna con l'accuratezza, non con il volume.
- Una regola in più per l'e-commerce: secondo le linee guida di Google, le immagini generate dall'AI in Merchant Center devono riportare il metadato
TrainedAlgorithmicMedianel campo IPTCDigitalSourceType. Anche i dati di prodotto generati dall'AI, come titoli e descrizioni, vanno specificati separatamente ed etichettati come generati dall'AI.
Conviene uscire da AI Overviews e AI Mode?
La pagina aggiornata da Google il 21 ottobre afferma: «Può gestire l'inclusione del suo sito nelle funzionalità di AI generativa della Ricerca Google, tra cui AI Overviews e AI Mode, usando il Search generative AI control in Search Console». Si tratta di un'impostazione valida per l'intero sito.
I dettagli dell'impostazione si trovano in una pagina di assistenza di Search Console. Li riassumiamo qui sulla base di quanto riportato da ppc.land (non abbiamo verificato direttamente la pagina primaria): le opzioni sono «includi» (predefinita), «escludi» ed «eredita dalla proprietà principale». I contenuti esclusi non vengono usati come input per le risposte AI e il sito non riceve impressioni né traffico da queste funzionalità. L'impostazione non è un segnale di posizionamento, non incide sull'addestramento dell'AI e l'esclusione diventa effettiva in circa uno o due giorni.
Il nostro parere: per la grande maggioranza delle aziende, uscire è la mossa sbagliata. AI Mode e AI Overviews di Google sono disponibili in turco in Turchia dal 18 febbraio 2026 e gli utenti pongono sempre più domande su queste superfici. Per le aziende di servizi B2B, le attività locali e i siti e-commerce, essere citati come fonte in queste risposte vale molto più che restarne fuori. Le eccezioni possono essere gli editori il cui modello di business dipende direttamente dai clic sulle pagine e i siti che offrono contenuti a pagamento. Anche loro, però, dovrebbero basare la decisione sulle misurazioni. Se sta valutando come ripartire il budget tra SEO e GEO, il nostro articolo su SEO e GEO le offre un quadro decisionale.
Come La aiuta Partnerfy
L'AI ha accelerato la produzione di contenuti, ma non ha eliminato il peso del controllo qualità: semmai lo ha aumentato. Come software house con sede centrale a Sakarya e uffici in Turchia, Germania, Russia e Irlanda, nei progetti di SEO e GEO trattiamo i contenuti come un problema di ingegneria, non come una «catena di montaggio». Per prima cosa censiamo le pagine a rischio di contenuti su larga scala. Poi decidiamo che cosa migliorare, che cosa accorpare e a che cosa applicare noindex. Convalidiamo dati strutturati e metadati. Infine leghiamo la produzione assistita dall'AI a un processo controllato da persone e basato su fonti. Se il suo obiettivo è la visibilità locale, il nostro servizio di Local SEO costruisce una vera strategia al posto delle pagine città generate da modello.
Per una panoramica delle regole di ricerca che stanno definendo il 2026, legga la nostra guida alla preparazione per SEO e GEO. Se desidera capire insieme a noi se il suo sito è stato colpito dall'aggiornamento antispam di settembre, ci contatti.
Fonti
- Google Search Central: indicazioni della Ricerca Google sull'uso dei contenuti di AI generativa sul proprio sito web
- Google Search Central: registro delle modifiche alla documentazione (voci del 1° ottobre e del 21 ottobre 2026)
- Google Search Central: norme relative allo spam per la ricerca web di Google
- Google Search Central: creare contenuti utili, affidabili e incentrati sulle persone
- Google Search Central: controllare ciò che si condivide con la Ricerca Google
- Google Search Status Dashboard: aggiornamento antispam di settembre 2026
- ppc.land: Google elenca 7 modi per tenere i contenuti fuori dalla Ricerca, esclusione dall'AI compresa